Pareri a confronto

BILANCI E FUTURO –
Parola ai presidenti OMCeO

Scritto da Ufficio Stampa

Con l’avvicinarsi della conclusione del triennio di gestione dell’Ordine del Medici Chirurghi e Odontoiatri, i tre presidenti di Roma, Milano e Napoli – Antonio Magi, Roberto Carlo Rossi e Silvestro Scotti – si rimettono in gioco per il prossimo, dopo tre anni importanti per la professione medica e per gli assetti sanitari; è tempo dunque di guardare avanti con idee e programmi futuri, ma è anche tempo di tracciare un bilancio delle rispettive attività, quest’anno ancora più laboriose a causa della pandemia da covid-19.

Antonio Magi, Presidente OMCeO di Roma: Roma ha svolto un ottimo lavoro perché ha rimesso al centro le funzioni dell’Ordine dei medici, sia in funzione dei cittadini che dei colleghi medici. Siamo nuovamente tornati ad essere un punto di riferimento, abbiamo portato avanti tante campagne per la tutela della salute del cittadino, per esempio la battaglia dell’immondizia nella capitale, che creava dei seri rischi per la salute. Nei mesi della pandemia abbiamo supportato concretamente la Regione, con tanti mezzi messi a disposizione dall’Ordine per intervenire rapidamente quando ci sono stati dei focolai. Io stesso ho guidato il camper per distribuire mascherine quando i dpi non si trovavano e la gente era preoccupata; oppure abbiamo reso disponibili i camici mono uso e le tute per i medici impegnati in prima linea nella lotta al virus. L’Ordine inoltre è molto presente riguardo il tema della prevenzione; sul piano della formazione l’abbiamo resa anche telematica. Abbiamo avviato un importante processo di digitalizzazione: oggi c’è una App scaricabile, dalla quale si può pagare la quota, avere i certificati, prenotare i corsi per la formazione obbligatoria. Abbiamo dato vita ad una rivoluzione, non siamo più un istituto distaccato dalle persone. Il bilancio quindi è positivo, abbiamo dato supporto ai medici quando hanno vissuto problematiche nelle strutture territoriali, siamo intervenuti in modo diretto come organo ausiliario dello stato, diventato poi sussidiario, per agevolare la risoluzione dei problemi. L’ordine ha fatto sentire la sua presenza, soprattutto in questi ultimi difficilissimi mesi”.

Silvestro Scotti, Presidente OMCeO di Napoli: “Penso di aver fatto il mio dovere, di aver sottolineato in questi due mandati la necessità che l’ordine scenda in piazza e sia sempre più vicino ai cittadini. Non posso giudicare da solo il mio operato, ma la penetrazione mediatica dell’ordine negli ultimi 6 anni è stata importante. Di questo sono soddisfatto e credo dipenda anche dalle mie caratteristiche caratteriali. L’intento era quello di uscire dai soliti schemi. L’etica ha un valore se riesci ad applicarla nel quotidiano e a renderla traducibile, partendo proprio dal supporto ai cittadini. Ho interpretato la figura del presidente non come “soggetto di toga” ma più con il “camice stropicciato”, rappresentando – spero al meglio – tutti i colleghi che s’impegnano, ovvero l’assoluta maggioranza. Spero che i medici napoletani l’abbiano percepito. Abbiamo rimodernato l’Auditorio con investimenti bassissimi, abbiamo mantenuto la quota d’iscrizione più bassa d’Italia, non abbiamo mai avuto degli squilibri di bilancio, che ci permettono ora di consegnare l’ordine in una condizione di assoluta trasparenza. A livello formativo ci occupiamo della gestione del rapporto dei docenti e delle università, orientando il nostro operato su standard qualitativi molto alti,  anche rispetto alle tante difficoltà che abbiamo vissuto in questi mesi con la pandemia. Abbiamo gestito i colleghi anche a distanza, online, quindi ci siamo ammodernati nella capacità di dialogo con gli iscritti. Affrontiamo le prossime elezioni non sapendo cosa ci riserverà il covid, sperando che i colleghi abbiano apprezzato quanto fatto negli ultimi sei anni”.

Roberto Carlo Rossi – Presidente OMCeO di Milano: “C’è un prima e c’è un dopo. L’attività va distinta in maniera importante, in pre-covid e post-covid, anche se l’impegno profuso in questi anni è sempre stato lo stesso. Non ci siamo mai risparmiati neanche prima, in quantità di eventi e di aggiornamenti che abbiamo organizzato. Siamo scesi in campo più volte per denunciare il precariato medico, che purtroppo è un cancro che si diffonde sempre di più, non solo nelle strutture private, ma – ahimè – anche nelle pubbliche, che non assumono personale, ma assumono soltanto con contratti da liberi professionisti. Il mercato del lavoro è poco fluido e questo quadro deprime molto; il medico deve sentirsi sicuro nel proprio posto di lavoro, e tutti dovrebbero poter avere lo stesso tipo d’inquadramento. Sarà una piaga che continueremo a combattere anche in futuro! Purtroppo nell’ultimo anno siamo stati travolti da questo immenso disastro, con la pandemia che ci ha colpito in pieno, ed è stato veramente un periodo in cui gli ordini, quello di Milano in primis, hanno avuto un sovraccarico di lavoro eccezionale. Abbiamo dovuto purtroppo contare tante vittime, anche tra i medici, ed abbiamo attraversato un periodo nero. Ho sentito la necessità di confrontarmi a più riprese con le istituzioni, per sollevare tutti i problemi e quegli aspetti che andavano migliorati. Non ho avuto paura nel criticare gli organi istituzionali, ma non per ragioni politiche, ma perché hanno difettato tutti. La catena di comando ha fatto acqua da tutte le parti, nessuno escluso, per via di una grande disorganizzazione ed impreparazione; nessuno è stato in grado di cogliere le giuste avvisaglie, eppure in passato avevamo già visto cosa non aveva funzionato con altre pandemie; si poteva rimediare per tempo. Invece a livello istituzionale è stato fatto poco. Tutti gli Ordini della Lombardia, Milano prima di tutti, hanno richiamato l’attenzione su quelle problematiche che non venivano affrontate. I medici sono i primi da proteggere, ma in questo siamo stati ascoltati poco o troppo tardi. Le nostre osservazioni tecniche in questi anni, soprattutto l’ultimo, sono state fatte sempre in modo costruttivo per correggere gli errori del passato. Il ruolo importantissimo dell’OMCeO è venuto alla luce ancora di più e questo mi rende orgoglioso del nostro lavoro. Anche in futuro non ho alcuna intenzione di risparmiarmi, vogliamo continuare ad essere un punto di riferimento per i colleghi e i cittadini”.