Medico-paziente

OMEOPATIA E BAMBINI –
intervista alla Dottoressa
Lucilla Ricottini

Molto diffusa in Europa, l’omeopatia viene ancora guardata con una certa diffidenza nel nostro Paese. La Dottoressa Lucilla Ricottini – medico chirurgo, specializzata in pediatria – nel suo libro “L’omeopatia per il tuo bambino” si rivolge sia ai professionisti della sanità, che vogliono approfondire il tema per farsi un’idea più precisa, sia a tutte quelle mamme che già fanno uso di cure omeopatiche, per essere guidate in modo solido, evitare il “fai da te”, e per essere aiutate a comprendere meglio la medicina alternativa.

Il suo libro ha l’obiettivo di spazzare via equivoci e fake news sull’omeopatia. Qual è l’approccio corretto riguardo questa pratica?

Basti pensare che i corsi di aggiornamento sull’omeopatia sono ormai inseriti anche negli Ecm medici quindi partiamo dal presupposto che questa pratica è riconosciuta come medicina integrata. Alla base persiste un problema di sfiducia e di timore perché l’omeopatia è stata spesso associata a posizioni negazioniste, di contrasto rispetto alla medicina ufficiale. Il mio libro vuole quindi sfatare dei miti sbagliati e spiegare che anche in ambito omeopatico si fa ricerca con ottimi risultati. Io mi occupo nello specifico di pediatria, lavoro con le università ed i comitati etici, quindi vogliamo lanciare un messaggio preciso: state sicuri perché l’omeopatia viene praticata dai medici! Secondo me è molto utile nella prevenzione, nei primi sintomi, nei bambini, per la gestione della parte di puericultura; può quindi diventare un valido strumento per le mamme. La ricerca è stata molto attiva negli ultimi anni, si stanno finalmente fondando i presupposti per comprendere come funziona. In realtà il fatto che funzionasse era già documentato da chi la usa da anni, ma cominciamo a dare risposte utili anche sul “come” funziona. Se si lavora in maniera seria, esistono molti studi di base e clinici che attestano il valore di questa medicina.

Perché usare l’omeopatia per i bambini? Esistono dei rischi?

Nella prima parte il libro è fondante sui principi quindi è adatto anche per gli adulti; abbiamo voluto approfondire il rapporto tra omeopatia e bambini perché i più piccoli si ammalano di malattie acute ed hanno un potenziale di guarigione innato. Diminuire il numero di medicinali, lavorare sulla prevenzione, ridurre il carico chimico, fa sì che si eviti l’intossicazione del fegato ed inoltre si lavora molto sulla prevenzione; è importante comprendere il potenziale del bambino, per poterlo sostenere anche nelle scelte alimentari o sportive; l’omeopatia per sua natura non dà tossicità perché non ha un peso molecolare chimico. E’ atossica, per cui si può usare anche in gravidanza o per il neonato. Non c’è un foglietto illustrativo per evitare l’automedicazione, quindi viene comunque invitato il paziente a consultare il medico. Penso all’inizio di un raffreddore, ai casi d’insonnia nel bambino: ci si rivolge comunque al medico. Il genitore, conoscendo a fondo il proprio figlio, può essere un valido alleato del medico, ma al contrario non deve mai sostituirsi al professionista.

Quali sono i disturbi e le patologie per cui è meglio il rimedio omeopatico rispetto a quello tradizionale?

Nei bambini in particolare per le infezioni di correnti, di allergie, per tutte le immunomodulazioni, per funghi o verruche, nell’accompagnamento alla disintossicazione dopo una cura chimica, ed anche nella prevenzione delle malattie croniche. Si fa un discorso di medicina integrata quindi è sempre un medico che deve fare la diagnosi: deve essere chiaramente un collega che conosce bene l’omeopatia affinché possa ottimizzare i risultati. Nella prevenzione è importantissima, nella cura degli acuti può aiutare tanto.

In molti Paesi l’omeopatia fa già parte della prassi medica: perché invece in Italia crea ancora perplessità?

In Inghilterra ed in Germania c’è una lunga tradizione da questo punto di vista: all’estero l’uso è invalso come atto fiduciario. In Italia invece c’è stata un’apertura all’inizio del secolo, poi una chiusura quasi totale. Più che altro l’omeopatia è stata a lungo ignorata, ma poi si è cominciata ad affermare tramite master, corsi universitari, ed allora l’attenzione è tornata ad alzarsi. Negli altri Paesi era stata normata già da due secoli, noi italiani per esempio ci rifacciamo al modello francese. Il fenomeno è stato visto con diffidenza anche sulla base di posizioni rigide come “ci credo”, “non ci credo”. Ma se è vero che l’efficacia è stata dimostrata, non può diventare un atto di fede sennò parliamo di una guerra di religione! Quando l’omeopatia è diventata pubblica, ha avuto un impatto sociale molto forte e noi italiani, come popolazione, non eravamo preparati. La comunità europea ha dato una dignità all’omeopatia; se funziona, ne dobbiamo tenere conto, non possiamo di certo ignorarla.